Sgombero degli abitanti dei boschi

Gli abitanti dei boschi, la città e l’informazione

I boschi di Mestre sono spesso abitati da senza-casa. I boschi sono luoghi appartati e lontani dalle abitazioni. Non sono molto salubri per viverci, specialmente d’inverno e per le persone anziane. Chi ci va sceglierebbe volentieri altre sistemazioni, che ogni collettività ben amministrata deve approntare.

Durante una passeggiata ho visto nel bosco dell’Osellino questi tristi ricoveri.

I miseri ripari di qualche senza-casa nel Bosco dell’Osellino (4)

I miseri ripari di qualche senza-casa nel Bosco dell’Osellino (3)

I miseri ripari di qualche senza-casa nel Bosco dell’Osellino (2)

I miseri ripari di qualche senza-casa nel Bosco dell’Osellino

 

Sgombero_Nuova_VeneziaIl giorno dopo ho letto sulla Nuova Venezia la cronaca del loro sgombero che potete vedere cliccando sull’immagine qui accanto.

Sono stato colpito dall’atteggiamento ostile e insofferente dell’autore. Ma giudicate voi.

Ecco la trascrizione dell’articolo, seguita da qualche commento:

La Nuova Venezia

Mendicanti sgomberati dal Bosco di Mestre
In otto erano accampati da giorni nell’area protetta, sette slovacchi e una ceca C’era il rischio di incendi. Trovati quattro cagnolini utilizzati per fare l’elemosina

di Mitia Chiarin

Su richiesta dell’Istituzione Bosco e Grandi Parchi, per il timore dello svilupparsi di incendi nell’area protetta del Bosco di Mestre, sul lato del quartiere Pertini, ieri mattina gli uomini della Polizia municipale diretti da Stefano Gianolla sono andati ad eseguire un nuovo sgombero di mendicanti che in pochi giorni aveva allestito una sorta di piccolo villaggio con tanto di tende, tavoli di legno per la cena, pentole di ferro e panni stesi ad asciugare alla bell’e meglio.

Ad allarmare l’istituzione Bosco e Grandi Parchi e la polizia municipale sono stati i focolai che venivano da alcuni giorni accesi da otto persone per scaldarsi in mezzo al bosco.

Un accampamento abusivo situato in mezzo al fango, con coperture di tende verdi per mimetizzarsi in mezzo al fogliame del bosco. L’ennesimo accampamento abusivo di persone senza fissa dimora che vivono con il poco che riescono a rimediare e in condizioni igieniche francamente difficili. Stavolta non è stato notato in un’area verde abbandonata della terraferma mestrina, ma addirittura all’interno di un’area protetta quale è appunto il Bosco di Mestre, tra le prime zone verdi tutelate della città. Sono stati così scoperti sette cittadini slovacchi, tutti provenienti dalla città di Rimavska Sobota. Assieme a loro c’era una donna di nazionalità ceca, la più anziana del gruppo. Nell’accampamento si trovavano anche quattro cani di piccola taglia, che stando a quanto accertato dalla Polizia municipale, venivano utilizzati dal gruppo di stranieri per la loro attività prevalente, quella dell’accattonaggio.

Le otto persone trovate nell’accampamento improvvisato in mezzo al fango hanno età che vanno dai 66 anni della donna ceca, la più anziana del gruppo, ai vent’anni del più giovane degli slovacchi.

Nei confronti di tutti sono scattate anche le contravvenzioni per l’utilizzo di animali nell’attività di accattonaggio e sono stati invitati ad andarsene altrove. C’è da dire che negli ultimi mesi i bivacchi improvvisati di senza tetto si verificano anche in luoghi inconsueti. Non solo aree protette ma comunque lontane da zone abitate, come è stato il caso di ieri mattina. Ma anche il centro di Mestre torna ad essere interessato: pochi giorni fa in via Poerio, nel sottoportico, vicino alla transenna dei lavori in corso davanti all’ingresso del centro Santa Maria delle Grazie, una coppia di senza fissa dimora ha posato sacchi a pelo e materassini, per passare la notte, almeno protetti dal porticato storico. Segnali evidenti della crisi e delle difficoltà che molti stanno vivendo, senza lavoro e senza casa

30 gennaio 2014

 Commento

Abitanti dei Boschi.

 Le persone fatte allontanare dal bosco vengono definite mendicanti già nel titolo. E’ la prima delle motivazioni implicite dello sgombero (volte ad intercettare il consenso del lettore): i mendicanti sono indecorosi, quindi non si devono vedere. L’opinione che si debba fare in modo che non abbiano più bisogno di mendicare è evidentemente minoritaria.

La seconda motivazione – la sola che abbia una qualche giustificazione oggettiva – è il rischio di incendio, segnalato dall’istituzione Bosco e Grandi Parchi. Una mensa ed un alloggio scongiurerebbero il pericolo.

L’occhiello si chiude con questa informazione: “Trovati quattro cagnolini utilizzati per fare l’elemosina”. Armi improprie? Strumenti di scasso? Creature schiavizzate per impietosire i passanti?

Nell’articolo si legge: “… una sorta di piccolo villaggio con tanto di tende, tavoli di legno per la cena, pentole di ferro e panni stesi ad asciugare alla bell’e meglio”. La parola villaggio fa pensare ad un insediamento stabile, organizzato, dotato di servizi. E’ un termine del linguaggio turistico. Le fotografie mostrano bene che tipo di “villaggio” sia stato invece costruito.

 La descrizione continua segnalando l’uso di “coperture di tende verdi per mimetizzarsi in mezzo al fogliame del bosco”. Io credo che questa frase sia da antologia della malafede.

Per opera della Polizia Municipale, “Sono stati così scoperti sette cittadini slovacchi” e una donna ceca di 66 anni. Non è facile digerire questo particolare.

Debellato quindi un covo di stranieri, in un villaggio abusivo autocostruito in un luogo protetto e nascosto da teli mimetici, con tavoli per la cena, dediti all’accattonaggio e per di più con uso di cagnolini, per la quale contravvenzione sono stato multati e “invitati ad andarsene altrove”.

Dove?

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Segnalo le note di Claudio Pasqual sugli abitanti dei boschi che trovate nel sito di storiAmestrehttp://storiamestre.it/2014/02/incitta9/

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